sabato 3 agosto 2019

Il 5G fa male alla salute?

Sono in molti a domandarsi: ma il 5G fa male
Si susseguono pubblicazioni favorevoli o contrarie a questa tesi, cerchiamo di fare chiarezza.

Cos’è il 5G
Il diffondersi del 5G, oltre che migliorare la velocità di comunicazione, consentirà un maggior sviluppo dell’IoT (Internet of Things o Internet delle Cose) e cioè di tutti quegli oggetti direttamente connessi a Internet.

Molto interessante l’applicazione dell’IoT (Internet delle Cose, cioè gli elettrodomestici collegati in rete) alla chirurgia a distanza (con medici che riusciranno ad effettuare interventi a migliaia di chilometri dal paziente utilizzando braccia elettroniche connesse alla rete) che sarà possibile poiché con il 5G si può arrivare ad azzerare la latenza, il tempo cioè che passa tra il comando e l’esecuzione dello stesso
Il 5G fa male? Chi dice di sìE con l’avvio delle sperimentazioni, hanno subito preso piede le polemiche circa la dannosità per la salute del nuovo standard di trasmissione.
A potenziare le tesi del “no al 5G” la necessità di costruire nuove reti per adottare questo standard e la numerosità degli oggetti connessi che andrebbero ad aumentare il traffico a livello esponenziale.


Il 5G fa male? Chi dice di noGli interventi si sono basati sui seguenti punti:
  • gli studi citati si riferiscono a 2G e 3G e non al 5G e riguardano l’esposizione prolungata aicampi elettromagnetici generati anche da altri elettrodomestici, oltre che da antenne e cellulari;
  • le potenze delle antenne cellulari sono di molto inferiori a quelle utilizzate negli studi citati;
  • le linee guida internazionali parlano di rischio cancerogeno rispetto all’uso massiccio e prolungato dei cellulari a contatto con la testa (insomma se si parla al telefono molto a lungo e senza auricolari) e non rispetto alla presenza delle antenne;
  • le onde millimetriche utilizzate per il 5G utilizzeranno potenze più basse delle attuali e quindi si fermeranno a contatto della pelle umana, restando in superficie;
  • dal 2022 il 5G utilizzerà le frequenze a 700 Mhz, quelle usate per i televisori e che nel corso degli anni non hanno mostrato rischi per la salute umana.
Uccelli morti con l’attivazione del 5G: una bufalaQuella più suggestiva riguarda gli uccelli che sarebbero morti durante l’attivazione di una rete 5G. Si parla di uccelli caduti in volo, addirittura.
Quindi la notizia degli uccelli morti è vera, il collegamento delle morti al 5G falso.


Il 5G è il nuovo standard di comunicazione dei device mobili (smartphone, tablet e qualsiasi altro oggetto connesso alla rete mobile). Si tratta della forma di comunicazione attualmente più evoluta e che garantisce velocità di download e upload molto più elevata di quella a cui siamo abituati.
Il diffondersi del 5G, oltre che migliorare la velocità di comunicazione, consentirà un maggior sviluppo dell’IoT (Internet of Things o Internet delle Cose) e cioè di tutti quegli oggetti direttamente connessi a Internet.
Molto interessante l’applicazione dell’IoT (Internet delle Cose, cioè gli elettrodomestici collegati in rete) alla chirurgia a distanza (con medici che riusciranno ad effettuare interventi a migliaia di chilometri dal paziente utilizzando braccia elettroniche connesse alla rete) che sarà possibile poiché con il 5G si può arrivare ad azzerare la latenza, il tempo cioè che passa tra il comando e l’esecuzione dello stesso.
Nel nostro Paese nel 2019 sono in atto diverse sperimentazioni 5G nelle grandi città (prima fra tutte Milano), avviate da operatori telefonici in collaborazione con le case costruttrici degli apparati di trasmissione (a partire dalle antenne).
Una delle maggiori forze in campo che afferma la dannosità del 5G è l’Alleanza Stop 5G, gruppo cui aderiscono il magazine Terra Nuova, Oasi Sana, Associazione italiana elettrosensibili, Associazione elettrosmog Volturino, Istituto Ramazzini, Associazione obiettivo sensibile, comitati Oltre la MCS e No Wi-Fi Days. Il gruppo ha raccolto 11mila firme per chiedere la sospensione del 5G ed è approdato alla Camera dei Deputati in audizione.
I pericoli del 5G si baserebbero su due studi in particolare quello dell’Istituto Ramazzini e quello del National Toxicology Program americano, che rivelano un possibile aumentato rischio di tumore per l’esposizione di ratti a onde elettromagnetiche su frequenze usate dal 2G e dal 3G.
Alla stessa audizione alla Camera, si sono sono espressi però altri soggetti come Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), CReSM (Centro Radioelettrico Sperimentale G. Marconi), Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, Icnirp (organismo non governativo, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) Istituto superiore della sanità.
Oltre agli studi scientifici e ai dibattiti seri, emergono purtroppo anche le fake news, le cosiddette bufale.
In un parco dell’Aja (in Olanda) sono effettivamente morti quasi 300 uccelli ma non negli stessi giorni e certamente non per l’attivazione di una rete 5G. Il motivo è che nei pressi del parco in questione non esiste alcuna rete 5G. Inoltre le indagini hanno portato a concludere che si sia trattato di un massiccio avvelenamento dei volatili.
Articolo preso dal blog di 6sicuro.

sabato 6 luglio 2019

La seconda prova del nuovo esame per i Licei Scientifici

Dopo tanto, tanto tempo, finalmente scrivo qualcosa su questo blog. Perché? Non so dire perché... forse è semplicemente l'arrivo delle vacanze o anche il desiderio di tornare a usare un mezzo di comunicazione che ormai è quasi vecchio... chi usa i BLOG al giorno d'oggi?
Ma su questo, forse, potrei tornare in seguito.
Oggi vorrei solo fare un commento al nuovo esame di Stato. In particolare alla nuova seconda prova scritta, che nell'indirizzo scientifico è stata una prova che coinvolgeva ola matematica e la fisica. Quindi tanti numeri!



Il testo proposto è stato corretto. 
Due i problemi, fra i quali il candidato era chiamato a sceglierne uno.
Il primo problema partiva dalla matematica e finiva nella fisica, con i soliti studio di funzione e calcolo integrale, più flusso del campo magnetico e circuitazione... cose accettabili. Il secondo problema invece partiva dal condensatore (roba di fisica comunque) e da questo si passava alla matematica con un bello studio di funzione. Certo nel primo problema chi non riusciva a farsi ben bene il grafico poi finiva male (i punti erano tutti interconnessi) e nel secondo l'uso dei parametri mi è sembrato alquanto spregiudicato (insomma il secondo problema era più difficile del primo..).
Oltre al problema c'erano otto quesiti fra i quali il candidato doveva sceglierne quattro in modo del tutto libero.
Quesiti come attesi: tre sull'analisi matematica (programma dell'ultimo anno), uno di geometria analitica dello spazio e uno di calcolo combinatorio per quanto riguarda la matematica e tre quesiti di fisica: un paio sull'elettromagnetismo e uno sulla teoria della relatività ristretta. Erano gli argomenti attesi, ma i quesiti di fisica sono risultati mediamente più difficili rispetto a quelli di matematica.

La mia opinione è che scolasticamente non ci sia molto da criticare. O meglio tanto ma niente di sostanziale. Nel senso che secondo me la nuova prova scritta non avrebbe dovuto essere proposta quest'anno senza un adeguato tempo di preparazione anche per gli insegnanti, e che sarebbe stato molto meglio fornire qualche simulazione in più rispetto alle due ministeriali proposte il 28 febbraio e il 2 aprile. Comunque le cose richieste (sebbene non facili) erano in accordo con le linee guida e con quanto solitamente si riesce a svolgere nelle aule d'Italia.

La vera riflessione è un'altra. Come escono le due discipline dall'esame?

E qui mi sembra che nel complesso la matematica abbia perso tanto: non è più una disciplina autentica, con delle idee proprie e anche delle tecniche da raffinare per conseguire una propria fisionomia culturale (penso alle teorie dell'integrazioni, al calcolo dei limiti, al significato profondo di derivabilità, alla dimostrazione dei risultati e dei teoremi).. La virtù della scienza di Archimede e di Riemann, di Weierstrass e Poincarè diventa l'essere un potente strumento per fare altro... ad esempio risolvere problemi di fisica. Certamente anche questo è matematica, ma solo questo credo che sia restrittivo...

La stessa fisica risulta in qualche maniera azzoppata. Tutto si riduce alla soluzione/discussione di problemi di naturale numeri o (pericolosamente) parametrica. Perde gran parte del suo percorso culturale di "philosophia naturalis". Insomma una fisica parecchio "tecnica", che privilegia enormemente gli argomenti dell'elettromagnetismo con qualche incursione nella teoria della relatività ristretta... certo un monolite di conoscenza, ma piuttosto freddo e  in qualche modo astratta al punto che lo studente non riesce a comprenderne del tutto le idee, anche nel caso che riesca a svolgere diligentemente il calcolo richiesto. Certo laboratori adeguati possono aiutare nella comprensione, ma poche scuole riescono a dotarsene e comunque non è questo che viene richiesto in sede di esame...

Qualche riflessione in Via Trastevere potrebbero farla.

Io, per il momento, cercherò di seguire queste richieste nel mio lavoro quotidiano, sperando che nel frattempo non arrivi di nuovo all'ultimo un esame di stato ancora più nuovo!

PS: sto raccogliendo alcune cose mie (compiti e appunti) in un sito fatto con Google Sites (all'interno del dominio del mio Liceo) , ecco il link: https://sites.google.com/liceop.eu/arbelos/home
Ovviamente è un po' tutto in costruzione... ma mi serve un link esterno...


domenica 14 febbraio 2016

Un post su Onde Gravitazionali & c. di Luca Perri (rubato da Facebook)

Dopo un bel po' di tempo ho deciso di lasciare due righe sul mio vecchio blog, abbandonato da tempo...
Un po' perché avevo voglia di rimetterlo in moto, un po' perché la questione delle onde gravitazionali va comunicata in quanti più modi possibili. A costo di ripetersi, insomma. Ecco perché qui sotto riporterò un post letto poco fa su Facebook ed edito da Luca Perri, un Dottorando di ricerca presso Università degli Studi dell'Insubria e Dottorando di ricerca presso INAF Osservatorio Astronomico di Brera, che io non conosco di personale. L'originale comunque sta qui (e ha già raggiunto oltre 13.000 "mi piace").



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Procederò con ordine e calma interiore.
- 1,3 miliardi di anni fa, dopo un bel balletto a spirale, un buco nero (una cosa invisibile perché risucchia tutto, luce compresa) la cui massa era 29 volte quella del Sole si è "fuso" con uno di 36 volte la massa solare. Tutto questo ha dato origine ad un bucone rotante di 62 masse solari. Ma 29+36=65, quindi che fine ha fatto la massa rimanente? È stata convertita, in una frazione di secondo, in onde gravitazionali. Immaginando lo spazio-tempo come l'acqua di uno stagno, il processo è stato simile alla formazione di increspature circolari sulla superficie a seguito della caduta di un sasso. Solo che stavolta il processo ha avuto un picco la cui potenza era 50 volte quella di tutte le stelle dell'Universo visibile.
- 100 anni fa, nel 1916, un sociopatico dall'aspetto simpatico e tutto sommato intelligente, tale Albert Einstein, pubblica una teoria all'apparenza astrusa ed insensata. Fra le altre cose, prevede che la luce possa essere influenzata dalla gravità, spianando la strada verso la nascita dell'idea di buco nero. La teoria prevede inoltre l'esistenza di onde gravitazionali, capaci di deformare lo spazio-tempo. Non solo: le sue equazioni ne descrivono per bene il comportamento. Un po' come se io prevedessi che il lardo di Colonnata curerà il cancro, e vi dicessi anche nello specifico in che modo. Io sono esperto di suini tanto quanto Einstein lo era di fisica, quindi secondo me dovreste fidarvi della mia previsione e basta. So però che non lo farete, e vorrete verificarlo, prima di regalarmi la gloria e la fama eterna. Anche i fisici non si fidarono di Albert. Grazie al cielo, la Scienza funziona così. Se però un consiglio lo volete accettare, il lardo è tutta salute.
- Nei decenni successivi, le varie buffe previsioni di Einstein vengono tutte verificate, a parte sta cosa delle onde gravitazionali. Allora sono anni che ci fidiamo di Einstein senza avere un qualcosa di certo al 100%? Posto che nella Scienza le certezze non esistono, in realtà quella teoria ci ha portato ai satelliti, ai cellulari, ai laser e a qualche fonte di energia (pure a una bomba, ma quella è mica colpa di Albert...), quindi diciamo che era abbastanza affidabile. Il problema è che le deformazioni da misurare per verificare le onde gravitazionali hanno dimensioni di frazioni di un atomo (frazioni minuscole di un atomo) e vanno misurate con strumenti enormi e complicatissimi.
Sempre negli stessi decenni, gli scienziati provano a verificare l'esistenza dei buchi neri, e qualche metodo indiretto lo trovano pure. Ma dannazione, sono neri. E lo spazio pure. Si avanza l'idea che possano esistere dei buchi neri rotanti e anche sistemi di due (binari) o più buchi. Ma indovinate un po'? Anche tutta sta roba è nera.
- 32 anni fa, nel 1984, tali Rainer Weiss e Kip Thorne (quello che ha spiegato a Nolan come fare il buco nero di Interstellar e prendersi un premio Oscar per gli effetti speciali) decidono di fondare LIGO, un progetto per costruire due rivelatori di onde gravitazionali da 4 km di lato.
- 14 anni fa, nel 2002, si inizia a costruire queste due orecchie per mettersi all'ascolto del cosmo. Ci vorranno due anni per far partire la versione di prova degli aggeggi. LIGO verrà poi spento per 7 anni, in modo che 1000 scienziati possano potenziarlo e dare vita ad Advanced LIGO.
- 5 mesi fa, il 14 settembre 2015, proprio nei giorni in cui si accendeva Advanced LIGO, le due orecchie hanno captato un segnale. Un'onda gravitazionale prodotta 1,3 miliardi di anni prima e che, proprio in quel momento, stiracchiava la Terra. Quando si dice il tempismo con la C maiuscola! Poiché, si diceva, nella Scienza fidarsi è bene ma col cavolo che lo faccio, gli scienziati frenano gli entusiasmi e si analizzano per bene i dati per mesi, giorno e notte, prima di dire cose smentibili e fare figure barbine tipo dire che i neutrini sono più veloci della luce mentre percorrono un tunnel sottovuoto che collega le orecchie di un ministro della Repubblica.
- Ieri, 11 febbraio 2016, durante una conferenza in diretta mondiale, 5 persone hanno mandato in visibilio migliaia di fisici nel mondo, facendo quelli che ce l'hanno più lungo degli altri, l'interferometro. Ci sta, io sarei stato molto meno composto.
Dunque, ricapitolando, in un colpo solo abbiamo:
1) l'esistenza provata delle onde gravitazionali;
2) la conferma sperimentale dei sistemi binari di buchi neri;
3) la conferma che i buchi neri possono fondersi;
4) la prova dell'esistenza dei buchi neri rotanti;
5) un tizio dalla barba improbabile che, dopo essersi preso un Oscar, si prenderà un Nobel.
Ora, se davvero non cogliete la poesia di tutto ciò e il motivo della nostra gioia, se davvero pensate che sia tutta un'inutile perdita di tempo e soldi (ma poi non avete nulla da ridire, ad esempio, sul cachet di Gabriel Garko a Sanremo o sullo stipendio di Cristiano Ronaldo), se davvero tutto ciò che vi viene in mente non è un "Poffarbacco che puffata puffosissima!" ma un "Ma a me cosa serve?", beh, mi spiace davvero per voi.
Lasciate però che sia io a farvi un paio di domande. A cosa serve la musica? A cosa serve lo sport in tv? E Masterchef? A cosa servono la letteratura e la lingua? In fondo non si viveva malaccio, quando si grugniva nelle savane centroafricane mangiando carne cruda.
Comunque, la prossima volta che vi guarderete Interstellar grazie a un laser che legge un Blu-ray (e che funziona con l'energia elettrica proveniente dai reattori francesi) o al satellite di Sky, magari commentandolo con gli amici al cellulare, pensate gran parte di ciò che avete deriva da quei fisici disadattati sociali che oggi festeggiano mentre voi li insultate perché bruciano i soldi che vorreste giocarvi sulla schedina del campionato.
Ah, un'ultima cosa: quel luogo in cui fate i leoni da tastiera sputando giudizi, quella cosa che si chiama internet, ve l'hanno dato i fisici. E anche la tastiera. E il computer.
Ora scusatemi, vado a stappare un'altra Tassoni e a continuare i festeggiamenti.

lunedì 19 agosto 2013

domenica 18 agosto 2013

Matematica e società: il Liber abaci di Leonardo Fibonacci e la cultura dell'abaco.


Il 1202 è, per l’Occidente latino, l’anno di una rivoluzione culturale di enorme portata. Leonardo Fibonacci pubblica un suo ponderoso trattato, il Liber abaci, destinato a influire profondamente sulla società del suo tempo. Come osserva Enrico Giusti (Matematica e commercio nel Liber Abaci in Un ponte sul Mediterraneo, p. 93):
Quando il Liber Abaci vide la luce, ottocento anni or sono, la matematica nell’Occidente cristiano era praticamente inesistente: se si eccettuano le traduzioni dall’arabo che alla fine del XII secolo un gruppo di studiosi andava conducendo nella Spagna mussulmana, traduzioni che riguardavano soprattutto i grandi
classici (Euclide in primo luogo) dell’antichità greca, ben poco circolava in Europa all’inizio del Duecento. Soprattutto ben poco di comparabile per mole e per profondità a quanto Leonardo Fibonacci avrebbe reso pubblico nel 1202.

Il trattato è molto vasto (nell’edizione di Baldassarre Boncompagni, quasi 500 pagine in-quarto grande) e può essere visto come diviso in quattro parti: la prima (i primi sette capitoli) insegna i fondamenti dell’aritmetica (le cifre “indiane”, la notazione posizionale, gli algoritmi di calcolo con numeri interi e frazioni). A questa seguono i capitoli di “matematica per mercanti”: cambi di monete, pesi e misure, acquisto e vendita di merci, baratti, società (capitoli 8–11). La terza parte contiene problemi “dilettevoli e curiosi”: fra questi il famoso problema dei conigli, che dà luogo alla famosa successione
di Fibonacci (1, 2, 3, 5, 8, 13 . . . : capitolo 12). La quarta parte contiene tecniche e problemi più complessi e astratti: dalla regola della “doppia falsa posizione” (cap. 13) a estrazioni di radici quadrate e cubiche (cap.14); dalla teoria delle proporzioni geometriche all’algebra (cap. 15).

Tutto qui? Un’opera capitale nella storia del pensiero umano sarebbe un volumone in cui sostanzialmente si insegna solo a fare le quattro operazioni? E' è roba da elementari. Delle nostre scuole elementari.
E proprio il fatto che questa matematica si sia radicata a tal punto nella nostra cultura da potere e dovere essere insegnata ai bambini insieme con l’alfabeto è la prova che attraverso il Liber abaci si veicol`o una rivoluzione culturale.

Per la prima volta, dopo la sua invenzione da parte dei Greci nel V secolo a.C., la matematica si compenetra nella società. Nel 1202 nasce una società che pone alla base delle sue transazioni un linguaggio, un metodo e un approccio matematici.

Lo svilupparsi di reti commerciali sempre più vaste, l’espandersi delle dimensioni delle imprese e le conseguenti esigenze di adeguare i sistemi di contabilità, fecero sì che le diffidenze iniziali si andassero rilassando nel corso del Duecento: Fibonacci stesso nel 1241 fu incaricato dal Comune di Pisa di tenere corsi per i suoi funzionari. Nasce così la figura del “maestro d’abaco”; prende piede un’istituzione fondamentale per la storia d’Europa: la “scuola d’abaco”. La sua diffusione, ancora esitante nel XIII secolo, diventa impetuosa nel corso del Trecento e del Quattrocento. Nella sola Firenze, tra l’ultimo ventennio del Duecento e il primo quarantennio del Cinquecento operarono a Firenze una settantina di abacisti, quasi tutti maestri d’abaco, e si ha notizia di venti scuole d’abaco. Verso la fine del Quattrocento, almeno il 25% dei ragazzi in qualche modo “scolarizzati” frequentava questo tipo di scuole; nella Venezia del Cinquecento la percentuale sale addirittura al 40%.

Alla scuola d’abaco si entrava circa all’età di dieci anni, dopo aver imparato a leggere e a scrivere a quella di grammatica; il corso durava circa due anni. Le scuole d’abaco erano ovviamente frequentate da coloro che volevano dedicarsi alla mercatura ma anche da chi intendeva entrare nelle botteghe artigiane per diventare architetto, pittore o scultore. Erano per la maggior parte istituite e sovvenzionate dai Comuni, ma molte (a Firenze, per esempio) erano private. è in queste scuole che si formarono alcuni dei grandi nomi del nostro Rinascimento: Piero della Francesca, Michelangelo, Machiavelli, Leonardo (per non citare che i più famosi fra quelli per cui esiste una documentazione certa) provengono da questo ambiente culturale e alcuni di essi, come Piero e Leonardo, lo alimentarono attivamente.
Fra il XIII e il XVI secolo la scuola d’abaco sarà la scuola di quello strato culturale intermedio che è al tempo stesso il produttore e il fruitore principale della matematica abachistica.
È lo strato culturale cui appartengono coloro che non sono illetterati, ma nemmeno ambiscono alle professioni liberali — medicina, diritto, teologia. Sostanzialmente estranei alla cultura universitaria legata inscindibilmente al latino, sviluppano una cultura parallela, che potrebbe chiamarsi cultura dell’abaco, dal nome delle scuole in cui si formano i mercanti, gli artisti, i tecnici, gli uomini d’arme, gli stessi nobili.

Che matematica vi si insegnava? Essenzialmente gli argomenti che abbiamo riassunto descrivendo il Liber Abaci, ma attraverso lo strumento del “trattato” o del “libro d’abaco”.
Warren van Egmond ne ha recensito un gran numero, e il Centro Studi della Matematica Medioevale dell’Università di Siena ne ha pubblicato diversi; se ne conoscono attualmente circa trecento. Il libro d’abaco diventa una sorta di prontuario di “esercizi” che serve al maestro per insegnare ai suoi scolari. La matematica della cultura dell’abaco prende infatti una strada molto diversa da quella della matematica classica e anche (sia pur in misura minore, date le sue origini) da quella araba. La struttura assiomatico-deduttiva scompare quasi completamente, l’insegnamento avviene per esposizione ripetuta a casi esemplari: il libro d’abaco ne costituisce appunto una riserva che il maestro potrà—avendone le capacità —ampliare. Lo scolaro, esercizio dopo esercizio, arriverà a poter trattare, oltre all’aritmetica e ai suoi algoritmi quei problemi che è destinato a incontrare quotidianamente nella sua vita professionale: interessi, società, compagnie, baratti, cambi di monete e di misure, problemi di geometria pratica (misure di campi, di capacità, di distanze).


La cultura dell’abaco si dota così di una sua matematica: una matematica nuova per una società nuova, che sembra aver dimenticato il modello greco. Sembrerebbe, da quanto siamo venuti dicendo, una perdita secca: non a caso, come discuteremo fra breve, il Medioevo non riuscirà a cogliere e ad apprezzare di Archimede che gli aspetti che più si prestavano a essere trasformati in regole pratiche: la misura del cerchio e quella della sfera. Eppure è proprio negli ambienti delle scuole d’abaco che si sviluppano i primi passi in avanti rispetto alle conoscenze classiche: tanto per fare due esempi la nascita della prospettiva teorica e la nuova teoria delle equazioni si sviluppano proprio attraverso il lavoro fatto nelle scuole d'abaco.

[testo tratto a P.D: Napolitani, L'Italia del Rinascimento, 2007]

giovedì 25 luglio 2013

Entanglement

Legame di natura fondamentale esistente fra particelle costituenti un sistema quantistico (dall’inglese to entangle «impigliare, intricare»). È anche detto, talvolta, correlazione quantistica.

In base a esso, lo stato quantico di ogni costituente il sistema dipende istantaneamente dallo stato degli altri costituenti. Tale legame, implicito nella funzione d’onda del sistema, si mantiene anche quando le particelle sono a distanze molto grandi, e ha conseguenze sorprendenti e non intuitive, sperimentalmente verificate. Infatti, è una conseguenza diretta dei principi della meccanica quantistica che la misurazione (intesa in senso quantistico) delle proprietà di una particella influenzi anche quelle dell’altra.


Sull’Entanglement furono congegnati famosi esperimenti concettuali, come il paradosso EPR (dalle iniziali di Einstein, Podolsky e Rosen) per criticare i fondamenti della meccanica quantistica che sono alla base del fenomeno dell’entanglement. Questo è oggetto di importanti indagini sia teoriche sia applicative relative al teletrasporto, alla crittografia quantistica e alla possibilità di realizzare calcolatori quantistici.

Fonte: enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/entanglement/)

domenica 21 luglio 2013

Una mostra a Roma per Archimede. Da non perdere!


Bilance, apribottiglie, forbici, mollette del bucato e macchine da cucire: sono tutti oggetti di uso comune, frutto dell’ingegno di uno dei più grandi scienziati della storia. È Archimede di Siracusa, vissuto nel III secolo a.C. e presentato oggi per la prima volta nella mostra “Archimede. Arte e scienza dell’invenzione”. L’esposizione, allestita ai Musei Capitolini di Roma dal 31 maggio 2013 al 12 gennaio 2014, descrive la figura del genio attraverso un percorso storico-scientifico ricco di elementi multimediali, modelli e filmati 3D, giochi interattivi e reperti archeologici originali.

Chi era Archimede

In una perfetta sintesi tra teoria e pratica, Archimede è lo scienziato della matematica astratta e delle invenzioni: è astronomo, fisico, ingegnere e inventore. È anche un “uomo politico” che difende la patria greca fino al momento della conquista romana. 

Ma chi è veramente Archimede? Di lui ci viene in mente il profilo del personaggio Disney, l’inventore geniale e strampalato che realizza i macchinari più ingegnosi e moderni. Nell’opera di Plutarco si rintracciano diversi aneddoti sulla vita dello scienziato, riportati all’interno della mostra. Ad esempio, una volta Archimede, mentre faceva il bagno, uscì nudo dall’acqua esclamando il famoso “Héureka!” (“Ho trovato!”): aveva intuito il principio che da lui prende il nome, in base al quale “un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume di fluido spostato”. Il suo interesse verso l’idrostatica nasceva dalla complessa richiesta del sovrano Gerone II, che desiderava sapere se una sua corona fosse stata realizzata in oro oppure no.

Un altro noto aneddoto narra che durante la seconda guerra punica Archimede, rifiutandosi di lasciare a metà un problema che stava risolvendo, venne ucciso da un soldato romano. Sì perché “a quei tempi valeva il nome, cioè la parola, e non la faccia”, spiega Umberto Broccoli, sovrintendente capitolino ai beni culturali. “Se avesse detto ‘sono Archimede’ lo avrebbero rispettato”.

Tra le invenzioni e le opere ingegneristiche si annoverano le leve - di cui alcune in grado di spostare le navi - gli orologi ad acqua, la vite idraulica, le macchine da guerra e glispecchi ustori. In particolare, Archimede teorizza il principio della leva, su cui si basano le bilance e le stadere, tuttora utilizzate nei mercati: secondo tale principio data una bilancia, composta da un segmento e da un fulcro, e date due forze applicate ciascuna ad un lato del segmento, il braccio e la forza su di esso applicata sono inversamente proporzionali. Con questo principio, utilizzando leve vantaggiose, gli fu possibile sollevare carichi molto pesanti con piccole forze d’applicazione. Negli studi teorici di Archimede, inoltre, si ricordano gli esperimenti geometrici, come la quadratura della parabola, gli studi astronomici e il planetario meccanico, gli studi fisici sull’idrostatica e sulla pneumatica.

La mostra

Due i filoni principali dell'esposizione. Attraverso il primo è possibile ammirare, e in alcuni casi anche azionare, modelli funzionanti di congegni e dispositivi, applicazioni multimediali e filmati 3D che consentono quasi un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Ad esempio, è possibile sperimentare direttamente il principio della leva, sedendosi sui due lati di una lunga panca attaccata al suolo e incernierata in un punto per mezzo di un fulcro.

Il secondo filone riporta i trattati di Archimede, che raccontano gli aspetti della sua fortuna fino alla riscoperta dei suoi testi da parte degli Umanisti e durante la Rivoluzione Scientifica. Non mancano, all’interno dell’esposizione, numerosi ritrovamenti archeologici della città di Siracusa del III secolo a.C., tra cui statue, dipinti, mosaici e strumenti scientifici originali. In particolare, si possono osservare un modello di orologio solare diffuso all’epoca, i resti delle navi romane e delle armi e un modello di vasca da bagno in terracotta, molto simile alla vasca cui si lega il celebre episodio di Archimede.

In otto sezioni da visitare, per un totale di 150 opere originali ed oltre 20 modelli e video, il percorso storico comprende Roma, il Mediterraneo, l’Islam e l’Occidente. “In ogni angolo del mondo c’è una tradizione di studi legata a questo grande maestro”, sottolinea Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo, Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze.“E la mostra è un atto dovuto, perché ad Archimede non ne è mai stata dedicata una”.
 
Ulteriori informazioni sul sito dedicato alla mostra

LA GEOMETRIA ELLITTICA – modello di Riemann

Questa geometria si ottiene sostituendo al quinto postulato di Euclide il seguente : “Ogni retta  s  passante per il punto P incontra sempre...