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giovedì 20 settembre 2012

LA SCIENZA GRECA NEL PERIODO ELLENISTICO



Il termine "ellenismo" fu coniato nell’Ottocento dallo storico tedesco Johann Gustav Droysen, per indicare quel periodo storico che va dalla morte di Alessandro Magno alla conquista romana dell’Egitto. La matrice di fondo del periodo, secondo Droysen, è l’integrarsi della cultura greca con quella orientale. In buona parte è una visione storica corretta, intesa tuttavia non come un mescolarsi di due culture diverse, ma soprattutto come diffusione della civiltà greca ben oltre i confini della Grecia e delle sue colonie, in particolare nelle aree orientali.
Il grande protagonista della diffusione della cultura greca fu Alessandro Magno. 


Figlio di Filippo il Macedone, alla morte di questi avvenuta nel 336 a.C., Alessandro iniziò una strepitosa campagna di conquista che lo portò, nel giro di pochi anni, a costituire un impero immenso, che comprendeva, oltre la penisola greca, l’Egitto, la fascia mediorientale della Palestina e della Fenicia, l’attuale Turchia, la Tracia (attuale Romania) e tutto il vastissimo impero persiano che andava dall’Armenia fino ai confini con l’India. Si apprestava a completare questo vasto impero con la conquista della penisola araba, ma improvvisamente morì, a soli 33 anni, nel 323 a.C. L’unitarietà del suo impero non sopravvisse alla sua morte, e si frantumò in tanti regni (definiti, appunto, ellenistici) poi progressivamente assorbiti dall’impero romano. Roma completò queste annessioni con la conquista dell’Egitto, avvenuta nel 31 a.C., e da questo momento non si parla più di arte e di cultura ellenistica ma di arte e di cultura romana, anche se, come in seguito vedremo, di fatto non vi fu alcuna soluzione di continuità: in pratica, soprattutto nel campo delle arti figurative, non vi fu alcun cambiamento stilistico, ma solo un cambio di nome, dato che, dal 31 a.C. in poi, tutto il mondo antico è ormai sotto la dominazione politica di Roma.
Secondo alcuni l'Ellenismo può estendersi fino ai primi secoli dopo Cristo, addirittura fino al 500 d. C. includendo in questo periodo anche la sua decadenza e la distruzione della biblioteca di Alessandria.


Nel periodo Ellenistico si formò una società multirazziale e cosmopolita di cui il greco (κοινή) fu la lingua comune suddivisa in potenti monarchie: le monarchie di Macedonia, d’Egitto, di Siria di Pergamo e della Battriana.

Grazie al sostegno dei sovrani di questi regni, in particolare dei Tolomei in Egitto, a cui si deve l’istituzione del Museo di Alessandria e le biblioteche che attirarono le persone più valide, ci fu una straordinaria fioritura della scienza ellenistica. Questa dottrina subì una scissione dal progetto politico e dai problemi sociali: nacque la figura dello scienziato di professione, dedito allo studio e alla ricerca. Nel Museo gli scienziati venivano ospitati e stipendiati senza dover neppure insegnare, in piena libertà di ricerca.

Lo scienziato, ivi isolato dalla politica e dalla società , perde il senso di qualunque applicazione pratica dei suoi studi a meno che non gli venga chiesto dal sovrano, deresponsabilizzandosi nei confronti degli esiti dei propri studi.
Le scienze in questo ambiente fissano i propri principi, diversificano i metodi, costruiscono i propri strumenti. In questo senso la struttura economica basata sul lavoro servile, la mancanza di un mercato di manufatti (e quindi l'uso di soli beni di consumo) e l'uso di guadagni solo per il lusso rendevano inutile l'applicazione della scienza a fini pratici e quindi la nascita della tecnologia. Allora sembra sia stato l'esigenza di migliorare l'efficienza bellica uno dei grandi incentivi all'incremento delle scienze e delle tecniche.
Non fu un caso, dunque, che i principali protagonisti della vita scientifica in epoca ellenistica non vennero dalla Grecia continentale, ma vissero principalmente in altre realtà. Come Euclide, ad esempio, che operò ad Alessandria, e come Archimede, che nacque a Siracusa, ma studiò a lungo ad Alessandria. Questa città divenne indubbiamente il vero centro scientifico del mondo ellenistico.


La filosofia continua ad essere radicata in Atene e si separa anche geograficamente dalla scienza, che assume la sede nel Museo e nella Biblioteca di Alessandria d'Egitto. Si possono citare come figure importanti, oltre ad Archimede ed Euclide, Eudosso di Cnido e Apollonio di Perge. Diofanto di Alessandria fu l'ultimo dei grandi matematici greco-ellenistici, ed è noto come il padre dell’algebra. Dopo di lui per circa un millennio e fino a Leonardo Fibonacci lo studio della matematica, almeno in Europa, attraversò un periodo di grave decadenza. Diofanto scrisse un trattato sui numeri poligonali e sulle frazioni, ma la sua opera principale è l'Arithmetica, trattato in tredici volumi dei quali soltanto sei sono giunti fino a noi. Egli scrisse un trattato sulle equazioni lineari indeterminate e perciò sono chiamate “equazioni diofantee”.


L'Archimede di Piero: manoscritto studiato e conservato da Piero della Francesca e poi nella città di Borgo Sansepolcro negli anni a cavallo fra XV e XVI secolo agli albori della rinascita della Scienza Occidentale. Recentemente ritrovato presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze.


Il discredito che la cultura antica riservava a chi si dedicava alla costruzione di macchine è evidente nel giudizio di Plutarco sulle invenzioni di Archimede: “Archimede possedette tuttavia uno spirito così elevato, un’anima così profonda e un patrimonio così grande di cognizioni scientifiche che non volle lasciare per iscritto nulla su quelle cose, cui pure doveva dare un nome e la fama di una facoltà comprensiva non umana, ma pressoché divina. Persuaso che l’attività di uno che costruisce delle macchine, come di qualsiasi altra arte che si rivolge ad una utilità immediata, è ignobile e grossolana, rivolse le sue cure più ambiziose soltanto a studi la cui bellezza ed astrazione non sono contaminate da esigenze di ordine materiale.”
Tratto dal racconto dell’assedio di Siracusa nella Vita di Marcello.

Vi è tuttavia, una differenza fondamentale rispetto alla scienza moderna: mentre dal punto di vista teoretico è assimilabile alla scienza moderna invece dal punto di vista metodologico è priva del momento sperimentale. Anche per l’enorme prestigio culturale di Platone ed Aristotele, la logica e la deduzione formale furono ritenute più importanti dell’esperienza e dell’induzione.
Questa impostazione condusse a risultati straordinari nella matematica, geometria ed astronomia ma fu da ostacolo per lo sviluppo ad esempio della fisica, pur con la rilevante eccezione di Archimede. La comparsa e lo sviluppo di un metodo scientifico, più simile a quello considerato tale ai nostri giorni, potrebbe quindi essere considerato il merito principale dell'epoca ellenistica.

Sui miglioramenti tecnici e scientifici dell'età ellenistica influirono quindi diversi fattori. Uno di questi fu l'assorbimento nel modo greco di antichi saperi egiziani, babilonesi e persiani. La scoperta di una tale sapienza andrebbe retrodatata, ma il vero approfondimento avvenne in epoca ellenistica, quando apparvero uomini in grado non solo di comprendere il valore e l'importanza della matematica babilonese o della medicina egiziana, ma di sviluppare tutte le conoscenze raggiunte nel mondo unificato ed implementarle.


In Socrate ed Aristotele scienza e virtù erano inscindibili e senza l'una non era possibile l'altra. Nell'ellenismo si ha il compimento di questo iter del pensiero: la filosofia si interessa della virtù e si oppone alla scienza che concepisce come uno strumento. La filosofia diventa perciò ricerca della felicità individuale contro i turbamenti esterni.



BIBLIOGRAFIA
Mondo letterario greco” vol 3*
www.wikipedia.it

martedì 27 dicembre 2011

LEONARDO E I PROBLEMI CLASSICI DELLA GEOMETRIA

Propongo la mia traduzione con adattamento di un interessantissimo articolo di Sylvie Duvernoy che ho reperito in lingua inglese, con il titolo “Leonardo and Theoretical Mathematics”. La resa linguistica è senz'altro da migliorare, ma il contenuto mi sembra chiaro.
Giuseppe


LEONARDO E I PROBLEMI CLASSICI DELLA GEOMETRIA



§ 1 Introduzione
L'incontro con Pacioli segna una svolta nella vita di Leonardo per quanto riguarda lo studio della matematica. Guidato dal suo maestro e amico, ha iniziato uno studio sistematico di matematica teorica, attraverso le pubblicazioni più recenti e contemporanea fino ad arrivare torna ai testi classici della disciplina. E 'chiaro che, come ogni scienziato del suo tempo, ha accuratamente studiato gli Elementi di Euclide e si avvicina ai problemi della matematica greca. Abbiamo a nostra disposizione un buon numero di trattati di architettura e matematica prodotti nel Rinascimento, ma le ricerche preliminari necessarie per la compilazione di quei libri sono andate tutte perdute. Leonardo, invece, ha lasciato ai posteri una quantità enorme di documenti manoscritti che possono essere considerati come note preliminari per i testi mai pubblicati. Le sue note, anche se confuse e un po ' disordinate, sono molto preziose perché testimoniano il lavoro in corso e ci permettono di guardare direttamente nella mente dello scienziato. Mentre nei trattati definiti e pubblicati possiamo trovare solo le soluzioni di problemi e le regole scritte in forma definita, nei manoscritti di Leonardo si trovano numerose domande che l'autore si pone per giungere ad una conclusione, a volte, dandoci preziose informazioni per quanto riguarda il processo di ricerca matematica nel periodo rinascimentale, che coprono un ampia gamma di approcci, dalla grafica e l'aritmetica, di geometria e analisi.

§ 2 La duplicazione del cubo
La prima cosa che colpisce è come almeno due delle tre problemi della geometria classica erano frequentemente presenti nella mente degli scienziati del Rinascimento: la duplicazione del cubo e la quadratura del cerchio.
Leonardo dedicò molti sforzi per cercare di risolvere il problema della duplicazione del cubo. Questo problema, secondo la leggenda legata ad esso, è l'esempio più antico di una rapporto tra architettura e matematica. La gente di Delos dovette affrontare un enigma architettonico riguardante un monumento religioso. L'oracolo aveva chiesto di costruire un altare ad Apollo due volte più grande di quello precedente, che era di forma cubica. Ma quale dovrebbe essere la dimensione del lato del cubo nuovo al fine di ottenere un cubo di volume doppio rispetto a quello originale? Dopo un primo, sbagliato, tentativo che consiste nel raddoppiare il lato del cubo, il problema divenne da architettonico a matematico, dato che non avendo a disposizione il calcolo algebrico di quantità irrazionali, la questione restava aperta. La predilezione di Leonardo per questa specifico problema deriva sicuramente dal suo evidente interesse per la geometria tridimensionale e stereometria. I suoi molti sforzi per risolvere il problema passano attraverso ingenui tentativi empirici, fino allo studio di soluzioni classiche, seguendo i diversi tipi di metodologie di ricerca scientifica.

§ 2.1 Un approccio grafico: Codice Arundel, foglio 283v.
Leonardo si chiede se ogni tipo di semplice estensione da due a geometria tridimensionale esiste (fig. 1). Può il teorema di Platone sulla duplicazione del quadrato essere esteso alla duplicazione di il cubo? È il volume di un cubo costruito da un doppio quadrato doppio del volume di una singola unità cubo?



Se la diagonale di un quadrato con un lato di 1 è la visualizzazione grafica di la quantità incommensurabile della radice quadrata di due, è la diagonale di un cubo con un lato di 1 la risposta grafica al numero irrazionale pari alla radice cubica di 2?
Le risposte è negativa. La diagonale del cubo è pari alla radice quadrata di 3, e non la radice cubica di 2, che è un numero inferiore alla radice quadrata di 2.

§ 2.2 Un approccio aritmetico: Codice Arundel, foglio 283v.
A seguito di un'altra idea, Leonardo poi cerca di estendere il teorema di Pitagora su triangoli rettangoli dai quadrati ai cubi. Se la somma dei quadrati dei lati di questi triangoli è uguale al quadrato dell'ipotenusa, si può applicare lo stesso principio a cubi? Prendendo l'esempio più semplice, il triangolo 3-4-5 (il cosiddetto "triangolo egiziano"), il calcolo appare subito deludente.
Più in generale, c'è un numero di cubi che possono essere divisi in la somma di due minori numeri cubi? Sarebbero questi tre numeri portano alla scoperta di una particolare famiglia di triangoli? La risposta è no. L'equazione an + bn = cn non ha una soluzione in numeri interi per n > 2. Ma questo teorema non era ancora stata dimostrato: occorre attendere il 1753 quando Leonhard Eulero ha dimostrato che l'equazione a3 + b3 = c3 non ha soluzione. E la dimostrazione finale del cosiddetto "teorema di Fermat terzo", che è che l'equazione generale an + bn = cn non ha una soluzione per n > 2, è stato data da Andrew Weil nel 1993.

§ 2.3 Un approccio stereometrico: Codice Arundel fogli 223v e 223r.
Altre pagine testimoniano uno sforzo strenuo per risolvere il problema di Delo secondo un approccio stereometrico. Invece di raddoppiare il cubo di lato unitario, Leonardo inverte il problema e cerca di dividere un cubo in due più piccoli e uguali. Si comincia con un cubo che si divide in 27 piccole unità - che è facile perché è stato "fatto da la radice cubica di 27", pari a 3 -, ma 27 è un numero dispari le cui quote non possono essere riorganizzate in due piccoli uguali cubi. Così, Leonardo prende un altro cubo composto da 8 unità piccoli cubi e cerca di capire come organizzare quattro di queste unità in una forma cubica. Nel frattempo, cerca di scoprire se esiste una relazione direttamente proporzionale tra la superficie e il volume di un solido.
È la superficie di un solido proporzionale al suo volume? Questa eventualità potrebbe offrire una comoda soluzione per riportare il problema dalla geometria a tre dimensioni a quella bidimensionale, ma capisce subito che l'idea è sbagliata. La conclusione negativa si accende sul retro dello stesso foglio, che contiene l'affermazione "... in modo da non utilizzare questa scienza cubi in base alla loro superficie, ma secondo i loro corpi, perché una stessa quantità è diverse superfici di valori infiniti ... superfici pari non sempre contengono corpi uguali ... ". Quindi, tornando al cubo di 8 unità, Leonardo si chiede: "se ho un cubo fatto di otto cubi, l'ho fatto da la radice cubica di otto ... se la radice cubica di 27 è 3, che è la radice di 8? ".



§ 2.4 Un altro approccio aritmetico: Codice Atlantico, foglio 161r.
Trovare un valore approssimato per la radice cubica di 8, non avrebbe risolto il problema della duplicazione del cubo in ogni caso, né il corollario inverso, la sua divisione in due. Solo la determinazione di un valore approssimato della radice cubica di 2 avrebbe dato una soluzione a questo problema di aritmetica (fig. 3).


Occorre notare che nei libri pubblicati matematica dei tempi di Leonardo (ad esempio la Summa de Aritmetica geometria proportioni e proportionalità di Luca Pacioli, ecc ...), il valore di π era stato a lungo considerato circa uguale a 22 / 7, e la radice quadrata di 2 quasi equivalente a 7 / 5 (o 14/10), mentre le radici cubiche, che non sono uguali a un numero tondo, come ad esempio la radice cubica di 27 o 64, non sono approssimata da una frazione, ma rimangono come "radice cubica di x" e la gli autori non danno i valori stimati per loro.
Leonardo ha raggiunto una approssimazione accettabile per la radice cubica di 2: successivi tentativi di calcolo lo portano a concludere che un cubo di un 5 unità di lato ha volume circa doppio rispetto a quello di un cubo di un 4 unità laterali. Tutto sommato 125/64 è accettabile come una buona approssimazione di 128/64 = 2.
Quindi 5/4 può quindi essere considerata una buona approssimazione della radice cubica di 2, che può di conseguenza essere adottato da quel momento in poi ai fini pratici come approssimazione della radice cubica di 2 (fig. 4).




§ 2.5 Un classico approccio geometrico: Codice Forster I, foglio 32.
Oltre che ricercare delle soluzioni per la duplicazione del cubo, Leonardo studiò anche le soluzioni classiche dei matematici greci, probabilmente sotto l'egida di Luca Pacioli, che era uno studioso di Euclide. La prova di questo può essere visto nella interpretazione accuratamente disegnato di Apollonio metodo per il problema di Delo (fig. 5).


Ippocrate di Chio aveva ridotto il problema della duplicazione del cubo a quello di trovare due medie proporzionali tra due linee che rappresentano due grandezze aritmetiche. Le tre risposte più famose sono il lavoro di tre matematici dell'era platonica: Archita, Eudosso e Menecmo. Queste soluzioni sono state seguite da molti altri, tra cui uno attribuito a Apollonio che è particolarmente semplice sia concettualmente che graficamente. Il metodo di Apollonio non è tra le soluzioni classiche che cita Vitruvio nel suo trattato, e che Barbaro ha illustrare nel suo commento di Vitruvio, aggiungendo la proposta di Nicomede. Questo metodo è derivato da Euclide, e più precisamente dal Libro II, ultima proposizione: da un rettangolo dato, trovare un quadrato equivalente, o in senso opposto: da un quadrato dato, l'equivalente rettangolo di avere un data base (fig. 6).




La dimostrazione è la seguente: se le due prime linee dritte (A e B) sono assemblati per formare due lati adiacenti di un rettangolo, un righello deve essere posizionato sul lato opposto vertice di quel parallelogramma, e girando attorno al perno così formato fino a che taglia in due linee che si estendono fuori dai lati iniziali del rettangolo in due punti equidistanti dal centro del rettangolo. L'equidistanza è verificata - e dimostrata dal disegno dell'arco tracciato con un compasso il cui centro è posto al centro del rettangolo: il punto di intersezione delle sue diagonali. I valori dei due intervalli così ottenuto (X e Y) tra i lati del rettangolo ed i punti di intersezione saranno i due ricercati elementi proporzionali (fig. 7).



In accordo con la tradizione dei disegni matematici greci, il diagramma disegnato da Apollonio per illustrare la sua dimostrazione è estremamente schematica e bidimensionale: si rappresenta la proiezione ortogonale parziale di volumi su un piano parallelo ad uno delle loro superfici. Può essere considerato sia una vista dall'alto - ichnographia - o una vista frontale - orthographia. Il rettangolo rappresentato nello schema è la superficie di un parallelepipedo la cui profondità è uguale alla sua larghezza: un prisma (non rappresentabile sulla figura a causa della sua perpendicolarità al piano di disegno) a base quadrata e data altezza. La dimostrazione di Apollonio può essere compresa con l'aiuto della figura solo se il lettore è in grado di interpretare correttamente, sostituendo le informazioni mancanti per quanto riguarda la terza dimensione con un procedimento mentale che completa il messaggio. Leonardo, durante gli studi e schizzi, ha aggiunto la terza dimensione, trasformando la figura in una prospettiva (assonometrica?) di disegno, al fine di facilitare la comprensione (vedi fig. 5).



Il disegno di Leonardo mostrato nel Codice Atlantico fol. 588 r (fig. 8) illustra il caso in cui il cilindro è un cubo doppio, e fa una scoperta, quando nota (probabilmente per caso) che BF è uguale a BE. Ciò implica che la costruzione geometrica può essere ridotta a una manipolazione molto semplice e veloce del righello (con i più supporto leggero di una compasso), e rappresenta un passo importante verso la semplificazione delle soluzioni di questo problema, che ha ispirato le invenzioni più sofisticate e costruzione di pesanti strumenti di disegno meccanico fin dall'antichità. Il metodo di Leonardo permette di saltare prove meccaniche di Apollonio di bilanciare la linea sul punto A, e contemporaneamente disegnare un arco con centro in M, che Leonardo giudicata imprecisa e discutibile, con un risultato che può essere ottenuto solo attraverso ilfaticoso negozio”.


La semplificazione permette di diffondere e rendere popolare.
La rappresentazione grafica di questa quantità sconosciuta e incommensurabile della radice cubica di 2 è diventata facile come per esempio - la costruzione di un pentagono inscritto in un cerchio. Ma Leonardo ammette di non essere in grado di costruire una teoria esplicativa della sua ricerca personale, ed è per questo che possiamo supporre che egli ha raggiunto in modo del tutto empirico. La dimostrazione teorica non è specialità di Leonardo. L'indagine e la sperimentazione tendono a fermarsi quando una scoperta è stata fatta, nella speranza e la fretta di fare altro. La didascalia accanto alla figura nel Codex Atlantico riportata in fig. 8 dice: "Se tu mi dici per quale motivo il diametro della metà dei cerchio si inserisce sei volte nella sua circonferenza e perché la diagonale del quadrato non è commensurabili al suo fianco, io vi dirò perché la linea retta che va dal superiore vertice di uno dei due quadrati fino al centro del quadrato secondo ci mostra la radice cubica dei due cubi ridotta in uno solo ".

§ 3 La quadratura del cerchio
Leonardo si è anche prodigato nel tentativo di risolvere un secondo problema classico: la quadratura del cerchio. Un giorno si afferma anche di aver raggiunto una soluzione: nel Codice di Madrid II, foglio 112R leggiamo: "la notte di S. Andrea, ho finalmente trovato la quadratura del cerchio, e come la luce della candela e la notte e la carta su cui ho scritto stavano arrivando ad un fine, è stato completato, alla fine dell'ora "... ma la soluzione non c'è ....


L'approccio di Leonardo alla quadratura del cerchio è ovviamente ispirato ad Archimede, anche se non è chiaro se è per lettura diretta o solo per conoscenza di seconda mano. In ogni caso, è rimasto insoddisfatto del rapporto approssimativo tra il circonferenza e il diametro di 22 / 7. Perciò egli cerca di prendere questa approssimazione al di là del poligono a 96 lati, nel tentativo di portare la differenza di zone comprese tra cerchio e poligono ad essere il più piccolo possibile, pensando proprio al "punto matematico", che, da Euclide in poi, non ha estensione. Questa ricerca genera una quantità enorme di disegni che mostrano una varietà infinita di forme decorative (il meraviglioso Codice Atlantico, fol. 471, fig. 9). La ricerca geometrica si trasforma in un interminabile, giocoso, gioco di grafica. Leonardo voleva scrivere e pubblicare un trattato in modo da rendere pubblica la sua scoperta, e il suo titolo sarebbe stato De Ludo geometrico. Questa metodologia non porta ad una soluzione soddisfacente, o anche a qualsiasi progresso verso una risultato, ma il valore del suo impegno si trova in questo tentativo di estensione ad infinitum.




§ 4 Contributo di Leonardo alla ricerca matematica
E 'nel regno della geometria tridimensionale che Leonardo raggiunto il suo più grande risultato: la determinazione della posizione del centro di gravità di una piramide.

§ 4.1 Un approccio meccanico: codice Arundel, foglio 218 v.
Il passaggio alla geometria ridimensionale inizia con lo studio del libro di ArchimedeDe planorum aequilibris”. Leonardo deve essersi sentito a proprio agio con metodo sperimentale di Archimede, dove le superfici piane sono considerati un peso e sono appesi alla fine di leve e corde in ordine per determinare la posizione esatta del loro centro di gravità. Archimede si occupa di superfici, in particolare triangoli, mentre Leonardo estende l'esperimento ai solidi, e prima di tutto al tetraedro regolare. Sapendo da precedenti studi la posizione dei centri di gravità delle facce del solido, scopre che "il centro di gravità del corpo di quattro basi triangolari si trova all'incrocio dei suoi assi e sarà nel quarto parte della loro lunghezza " (fig. 10).


La generalizzazione di questa scoperta porta alla affermazione che "il centro di gravità ogni piramide - rotonda, triangolare, quadrata, o di qualsiasi numero di lati - si trova nella parte quarta del suo asse vicino alla base."
Il Codice Arundel foglio 123V vi è un ulteriore teorema in merito al tetraedro:
la piramide con base triangolare ha il centro della sua gravità naturale nel segmento che si estende dal centro della base [che è il punto medio di un faccia] a metà del lato [cioè, della faccia] di fronte alla base, ed è situato sul segmento equidistante della linea che unisce la base con il lato suddetto.





§ 5 Conclusione
Da questo breve studio delle opere di Leonardo nel campo della matematica teorica sembra che stereometria e geometria solida siano stati i settori in cui meglio si è espressa la capacità inventiva di Leonardo, e questo è probabilmente dovuto alla sua abilità nella rappresentazione tridimensionale, che gli ha permesso di ottenere una visualizzazione precisa degli oggetti dei suoi studi. Tutti i fogli dei vari codici sono pieni di schizzi prospettici che non sono disegnati in conformità alla recentemente costituita “costruzione legittima”, ma a seguito di una spontanea capacità di rappresentare che spesso genera una sorta di disegnio pre-assonometrico piuttosto che in prospettiva.
Su un piano più generale, possiamo concludere che Leonardo ha contribuito alla matematica e alla scienza nel periodo rinascimentale, dimostrando la potenza dello strumento di rappresentazione tridimensionale come un dispositivo di ricerca, tanto quanto uno strumento persuasivo.
La famosa serie di disegni dei solidi platonici - e non - che egli fece come illustrazioni per il libro del suo amico Luca Pacioli è semplicemente uno dei tanti esempi di questo senso.









LA GEOMETRIA ELLITTICA – modello di Riemann

Questa geometria si ottiene sostituendo al quinto postulato di Euclide il seguente : “Ogni retta  s  passante per il punto P incontra sempre...