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domenica 28 aprile 2013

Umanesimo e pedagogia: qualche idea.



È difficile tracciare un quadro generale e complessivo dell'idea pedagogica affermatasi in età umanistica e centrata sulla riscoperta dell'individualità e della creatività personale, che è un tratto culturale distintivo di questo periodo. Occorre parlare di una pluralità di voci e di modelli, che nel loro insieme rendono conto della ricchezza del movimento culturale di cui sono espressione.
Coluccio Salutati (1331-1406) è considerato il fondatore del movimento umanistico in Italia. L'importanza storica della sua opera risiede soprattutto nel contributo all'affermazione della cultura classica, anche se con giustificazioni per molti versi ancora tipiche del pensiero medievale. Salutati ritenne, infatti, che lo studio delle humanae litterae sia fondamentale nell'educazione di una persona da un lato perché utile alla comprensione delle Sacre Scritture, dall'altro, e qui con un pensiero più prettamente umanistico, perché vedeva una forte continuità tra i valori morali cristiani e classici (virtus latina e paideia greca).
L'opera che si può considerare il primo trattato organico di educazione in età umanistica e il De ingenius et liberalibus studiis adulescentiae di Pier Paolo Vergerio (1370-1444). In essa sono descritte le caratteristiche fondamentali della formazione del principe, sotto i due aspetti dell'uomo di governo e del guerriero. Nella formazione del principe sono fondamentali gli studi liberali, intesi nel senso degli studi che si convengono a un uomo libero, tramite i quali si coltivano la virtù e la sapienza e si raggiungono gloria e onore. Gli studi liberali non hanno più valore solo in funzione dell'educazione religiosa, bensì hanno un valore formativo intrinseco, nell'ambito di un'educazione sempre più incentrata sull'uomo. Tramite essi l'uomo di governo deve sviluppare una propria autonomia di giudizio all'interno della corte ed essere sempre disponibile all'ascolto della verità. Accanto all'educazione liberale il principe è chiamato altresì a una severaeducazione fisica, secondo l'esempio di Sparta, per prepararsi ai disagi della vita militare e abituarsi al disprezzo delle difficoltà. Vergerio, oltre a fissare il curriculum degli studi, in cui alla filosofia, alla storia e alla retorica si accostano la geometria, l'astronomia e il diritto, tratta anche problemi psico-didattici, raccomandando il rispetto dell'indole e del temperamento dei singoli alunni e insistendo sul criterio della gradualità nell'insegnamento delle varie discipline, due idee comuni a tutti gli umanisti.
Con Maffeo Vegio (1406-1448) vengono riprese le idee di Salutati, ma in un contesto più prettamente umanistico. Egli considera come soggetto educativo privilegiato non più il cristiano dotto come Salutati, o il principe come Vergerio, bensì il cittadino. La sua idea educativa mira alla formazione di un uomo con l'apporto equilibrato di elementi umanistici (ricavati da Cicerone, Virgilio, Orazio, Platone) e cristiani (fondamentale la lezione di sant'Agostino, che si nota soprattutto in una spinta più verso l'interiorità che verso l'attività esterna). Il perno dell'educazione è per Vegio la verecondia, concetto dai vari risvolti, ma che essenzialmente vuol dire compostezza, autocontrollo interiore e legge morale di rispetto verso se stessi e gli altri. Anche Vegio non si occupa solo del curriculum degli studi, ma affronta problemi di metodo. In particolare si discosta da Vergerio nell'affermare che, proprio in virtù del rispetto delle attitudini dei singoli soggetti, devono essere consentiti e incoraggiati non solo gli studi liberali ma anche l'avviamento al mondo degli affari (attività commerciale, agricola, ecc.). Altro tratto distintivo dell'ideale formativo di Vegio è ilfavorire l'educazione pubblica rispetto a quella privata ai fini di una migliore e più solida formazione sociale.
Ideali già tipicamente rinascimentali si trovano nel pensiero di Leon Battista Alberti (1404-1472). Nel proemio del suo trattato in volgare Della famiglia appare la figura di un uomo nuovo, che confidando nella propria “virtù”, nel proprio lavoro e nella propria creatività riesce a essere completamente artefice del proprio destino. Dal punto di vista pedagogico Alberti dà molto valore al lavoro, all'attività e all'esercizio, sia in ambito individuale sia in ambito sociale. La sede privilegiata in cui attuare il processo educativo è, secondo Alberti, la famiglia, non solo in forza del modello educativo del padre di famiglia ma degli aspetti complessivi della vita in comune. I suggerimenti didattici di Alberti non si discostano da quelli tipici del suo tempo sopra accennati; in più egli sottolinea con forza l'importanza di una formazione equilibrata in cui l'esercizio fisico è accostato allo studio intellettuale, nell'ottica, tipicamente rinascimentale, di uno sviluppo integrale della personalità.
Gli ideali pedagogici umanistici, oltre alle enunciazioni teoriche, trovano espressione concreta in alcunescuole, tra le quali sono esemplari quella di Guarino Veronese (1374-1460) e quella di Vittorino da Feltre(1378-1447). Anche se in entrambe la base educativa è costituita dallo studio dei classici greci e latini, la scuola di Guarino è orientata professionalmente alla formazione di insegnanti e ecclesiastici, e quindi più incentrata su uno studio filologico, mentre quella di Vittorino ha intenti formativi più ampi e da essa usciranno, infatti, uomini di stato e d'arme, magistrati e teologi.
A Guarino si deve l'aver approntato un piano di studi articolato in più corsi e un metodo di studio che servirà anche nei secoli successivi da modello negli studi classici. La sua formazione insiste certamente molto sugli aspetti filologici, ma è anche attenta al pensiero e ai valori morali espressi da ciascun autore.
La scuola di Vittorino promuove una formazione più ad ampio spettro, con una forte impronta morale come tratto di fondo. Da questa scuola sono usciti insigni personaggi dell'epoca, come i due figli del marchese Gian Francesco Gonzaga, che si segnaleranno per le doti di rettitudine e buongoverno, Federico da Montefeltro, che trasformò Urbino in una delle città più splendide del periodo, Cecilia Gonzaga e Barbara da Brandeburgo. Anche in questo caso il fondamento dell'educazione è fornito dallo studio degli autori classici, ma, a differenza che nella scuola di Guarino, vengono accentuati i momenti etico-religiosi, si recuperano le arti del trivio e del quadrivio e si allargano le attività educative per comprendere anche l'educazione fisica e il gioco.

Fonte: http://www.sapere.it

giovedì 27 gennaio 2011

Luca Pacioli e la Summa [altre idee per un articolo...]

La figura di Luca Pacioli è senz'altro determinante in questo secolo. La sua biografia, da sola, permette di capire molti tratti caratteristici del monaco di Borgo Sansepolcro, nato da famiglia di modeste condizioni economiche attorno al 1445.
Il padre di Luca Pacioli è Bartolomeo Pacioli, ma pare che Luca non sia vissuto con la sua famiglia, rimase invece a Sasepolcro, ma con la famiglia Befolci. Per quanto riguardava Pacioli, la più importante componente di questa cittadina di commercio era lo studio di Piero della Francesca, che trascorreva molto tempo nel suo studio a Sansepolcro, intento a seguire le molte commesse ricevute. L'ipotesi che abbia ricevuto una parte della sua educazione nello studio di Piero della Francesca è molto probabile. Una delle principali ragioni per cui si crede questo è che Pacioli sembrava essere molto preparato sull'argomento delle opere di Piero della Francesca e le opere di Pacioli sembrano essere molto influenzate dalla sua presenza.
Al termine degli studi condotti presso le scuole d'abaco, Pacioli lasciò Sansepolcro per trasferirsi a Venezia (1464) per stare a servizio del ricco mercante Antonio Rompiansi il quale abitava nel quartiere malfamato della Giudecca. Bisogna supporre che dovesse certamente avere una buona educazione riguardo alla matematica di base grazie ai suoi studi a Sansepolcro e sicuramente doveva avere una buona educazione letteraria per essere stato assunto come tutore dei tre figli di Rompiansi. Ad ogni modo, durante il suo soggiorno a Venezia colse l'occasione per approfondire ulteriormente i suoi studi matematici avendo come maestro Domenico Bragadino. Durante questo periodo Pacioli prese confidenza sia con l'insegnamento, grazie al suo lavoro di tutore, sia con gli affari, grazie al suo ruolo nell'aiutare Rompiansi con i suoi commerci.
Fu proprio durante questo soggiorno a Venezia che Pacioli scrisse la sua prima opera: un libro di matematica aritmetica che dedicò al suo datore di lavoro. Questa fu completata nel 1470, probabilmente l'anno in cui morì Rompiansi. Lasciata Venezia, si tarsferì a Roma come ospite di Leone Battista Alberti che era il segretario nella cancelleria papale. Alberti riuscì a fornire a Pacioli molti contatti religiosi. Durante questo periodo Pacioli divenne teologo e dopo pochi anni divenne Frate nell'ordine Francescano.
Nel 1447 Pacioli cominciò una vita di viaggi, passando tempo nelle università ad insegnare matematica, soprattutto aritmetica. Insegno nell'Università di Perugia dall'1477 all'1480 e mentre soggiornava lì scrisse la sua seconda opera sull'aritmetica per le classi a cui insegnava. Insegno a Zara e durante il suo soggiorno scrisse la sua terza opera sull'aritmetica. Nessuno di questi libri fu pubblicato e solamente quello scritto per gli studenti a Perugia ci è arrivato. Dopo Zara, Pacioli insegnò alle università di Perugia, per una seconda volta, a Napoli e a Roma. Sicuramente Pacioli conobbe Federico di Montefeltro duca di Urbino durante questo periodo, a cui venne attribuito questo titolo dal papa Sisto IV nel 1474, e sembra che Pacioli abbia insegnato al figlio Guidobaldo di Montefeltro, l'ultimo regnante della famiglia Montefeltro dopo la morte del padre nel 1482. La corte di Urbino era un famoso centro culturale e Pacioli aveva contatti con gente importante per molti anni. Nel 1489, dopo due anni trascorsi a Roma, Pacioli tornò a Sansepolcro. Tuttavia non andò tutto per il meglio nella sua città. Il Papa gli aveva permesso alcuni privilegi e gli uomini religiosi della piccola cittadina erano invidiosi di lui. Infatti a Pacioli fu proibito di insegnare lì nel 1491, ma la gelosia sembrava essere unita al rispetto per la sua sapienza e preparazione matematica, quindi nel 1493 fu invitato a predicare i sermoni della quaresima.
Durante questo periodo a Sansepolcro, Pacioli lavorò su uno dei suoi libri più famosi: la Summa de arithmetica, geometria, proportioni er proportionalità che dedicò a Guidobaldo allora duca d'Urbino. Pacioli andò a Venezia nel 1494 per publicare la Summa. L'opera fornisce un riassunto della matematica conosciuta a quel tempo anche se mostra poco per quanto riguarda idee originali. L'opera studia l'aritmetica, l'algebra, la geometria e la trigonometria e, nonostante mancasse di originalità, avrebbe fornito una base per il più grande progresso nella matematica che avvenne in Europa poco dopo la sua morte. Come detto nella Summa era:
non indirizzato ad alcuna particolare parte della comunità. Un'opera enciclopedica scritta in italiano, contiene un trattato generale sull'aritmetica teorica e pratica; elementi di algebra; una tavola di monete, pesi, e misure usati nei vari stati italiani; un trattato sull'amministrazione delle entrate e delle uscite; e un riassunto della geometria euclidea. Ha ammesso di aver usato liberamente nozioni di Euclide, Boezio, Sacro Boasco, Fibonacci…
La parte geometrica della Summa di Pacioli è discussa in dettaglio nel paragrafo 6:
La parte geometrica della summa di Pacioli [Venezia, 1494] scritta in italiano è uno dei primi libri di matematica stampato. Pacioli ha largamente usato elementi di Euclide riscrivendone alcuni. Riferito anche a Leonardo di Pisa (Fibonacci).
Un altro aspetto interessante della Summa è il fatto che studiava il gioco delle probabilità. Pacioli studiò il problema dei punti anche se la soluzione che lui diede non è corretta.
Ludovico Sforza era il secondo figlio di Francesco Sforza il quale si era proclamato Duca di Milano. Quando Francesco morì nel 1466, il fratello maggiore di Ludovico, Galeazzo Sforza, divenne Duca di Milano. In seguito, Galeazzo fu ucciso nel 1476 e suo figlio di sette anni divenne Duca di Milano. Ludovico, dopo alcuni intrighi politici, divenne tutore del giovanotto nel 1480. Con un patrocinato molto generoso degli artisti e studiosi, Ludovico Sforza pose le basi per rendere la sua corte a Milano la migliore di tutta l'Europa. Nel 1482 Leonardo da Vinci venne preso a servizio da Ludovico come pittore e ingegnere di corte. Nel 1494 Ludovico divenne Duca di Milano e, intorno al 1496, Pacioli fu invitato da Ludovico ad andare a Milano per insegnare matematica alla sua corte. Questo invito potrebbe essere stato fatto su richiesta di Leonardo che aveva
un interesse entusiata per la matematica.
A Milano, Pacioli e Leonardo divennero rapidamente amici. L'arte e la matematica erano argomenti sui quali discutevano molto e a lungo, ciascuno imparando molto dall'altro. In questi anni Pacioli iniziò a lavorare alla seconda delle sue due opere più famose: la Divina Proportione le quali illustrazione furono disegnate da Leonardo; il libro sul quale Pacioli lavorò nel corso del 1497 avrebbe in seguito formato il primo dei tre libri che publicò nel 1509 con il titolo Divina Proportione. Questo era il primo dei tre grandi libri che componevano il trattato e studiava la proporzione divina anche chiamata Sezione Aurea che è la proporzione a:b = b: (a+b). Contiene i teoremi di Euclide che hanno a che fare con questa proporzione, e studia anche poligoni regolari e semiregolari. Chiaramente l'interesse di Leonardo per questa proporzione esteticamente soddisfacente sia dal punto di vista matematico che artistico fu un'influenza importante sull'opera. La sezione aurea era anche importante nel disegno architettonico e questo argomento avrebbe composto la seconda parte del trattato che Pacioli scrisse più tardi. Il terzo libro del trattato è una traduzione in italiano di una delle opere di Piero della Francesca.
Luigi XII divenne Re di Francia nel 1498 e, essendo discendente del primo Duca di Milano, rivendicò il ducato. Venezia sostenne Luigi contro Milano e nel 1499 l'esercito francese entrò a Milano. Nell'anno successivo Ludovico Sforza fu catturato nel tentativo di riprendersi la città. Pacioli e Leonardo fuggirono insieme nel Dicembre del 1499 tre mesi dopo la cattura di Milano. Si fermarono a Mantova, dove furono ospiti della Marchesa Isabella d'Este, e nel Marzo del 1500 andarono a Venezia, poi tornarono a Firenze dove i due condivisero una casa.
L'Università di Pisa aveva subito una rivolta interna nel 1494 e si era trasferita a Firenze. Pacioli fu incaricato di insegnare geometria all'Università di Pisa a Firenze nel 1500. Vi rimase fino al 1506. Leonardo, pur avendo passato dieci mesi fuori dalla città lavorando per Cesare Borgia rimase anche egli a Firenze fino al 1506.
Durante i suoi anni a Firenze Pacioli fu coinvolto anche negli affari della chiesa. Fu eletto superiore del suo ordine e nel 1506 entrò nel monastero di Santa Croce a Firenze. Quando lasciò Firenze, Pacioli andò a Venezia dove gli furono concessi i diritti per la publicazione delle sue opere per i successivi quindici anni.
Nel 1510 Pacioli tornò a Perugia per insegnare. Insegnò di nuovo anche a Roma nel 1514 ma aveva già 70 anni ed era già vicino alla sua vita di insegnamento e ricerchè. Tornò a Sansepolcro dove morì nel 1517 senza aver publicato la grande opera De Viribus Amanuensis sui problemi di svago geometrici e proverbi. Questa opera fa frequenti riferimenti a Leonardo da Vinci che lavorò assieme a lui su questo proggetto, e molti dei problemi di questo trattato sono anche negli appunti di Leonardo. Anche in questo lavoro non c'è alcuna originalità, e lo stesso Pacioli lo descrive come un compendio.
Nonostante le opere di Pacioli manchino di originalità il suo contributo alla matematica è importante particolarmente perché l'influenza dei suoi libri sarebbe durata a lungo nel tempo. Nell'importanza dell'opera di Pacioli è discussa, in particolare il suo calcolo approssimato dei valore della radice quadrata (usando un metodo di Newton), la errata analisi di alcuno giochi di probabilità (simili a quelli studiati da Pascal), i suoi problemi riguardanti la teoria dei numeri, e la sua collezione di molti quadrati "magici". Nel 1550 fu pubblicata una biografia di Piero della Francesca scritta da Giorgio Vasari. Questa biografia accusò Pacioli di plagio e sostenne che Pacioli aveva rubato l'opera di della Francesca sulla prospettiva, sull'aritmetica e sulla geometria. Questa è un'accusa ingiusta, poiché anche se c'è del vero nel dire che Pacioli prendeva un'importante spunto dal lavoro degli altri e certamente quello di della Francesca in particolare, non tentò mai di proclamare suo il lavoro degli altri ma citava sempre le fonti che aveva usato.

Luca Pacioli è degno di considerazione nell'ambito della storia delle matematiche , proprio in virtù del percorso di “matematizzazione” delle scienze e delle tecniche promosso in tutte le opere del frate di Sansepolcro e in tutta la sua lunga attività.
Il valore culturale della sua opera tuttavia non deve essere ridotto all'elencazione delle conoscenze raccolte e e successivamente utilizzate anche nei secoli successivi, ma bisogna tener presente il progetto di diffusione della matematica che innerva l'infaticabile attività di insegnante e divulgatore, esercitata da Pacioli nel corso della sua esistenza. La centralità delle matematiche per la conoscenza umana, vera innovazione nel sistema educativo umanistico e nei curricula universitari del Quattrocento, dipende, secondo il Pacioli, dalla necessità dell'impiego delle proporzioni in ogni ambito dello scibile umano. In questo quadro, le proporzioni non sono soltanto il linguaggio universale delle scienze e delle tecniche, ma anche il criterio con il quale il Creatore ha plasmato il mondo.
Nei libri di Pacioli si rintraccia l'origine dell'idea di fare della matematica la regina delle scienze e di porla a fondamento dello scibile umano, come sarà rappresentata anche in modo graficamente chiaro e accattivante da Nicolò Tartaglia sul frontespizio della sua Nova Scentia.
L'idea di considerare le proporzioni come il linguaggio universale del sapere e l'immagine matematica del mondo che emerge dalla cosmologia platonica rivisitata alal luce della divina proportione cvostituiranno infatti due elementi che spesso ricorrono nelle opere dei principali protagonisti della rivoluzione sceientifica .
E non possiamo non sottolineare la nuova considerazione delle arti meccaniche, delle tecniche e dei mestieri che emerge dai libri. La matematica da una parte fornisce ai tecnici le regole del fare dall'altra provvede alla legittimazione scientifica di quelle regole, grazie alle dimostrazioni logiche basate sulla geometria classica (Euclide).

LA GEOMETRIA ELLITTICA – modello di Riemann

Questa geometria si ottiene sostituendo al quinto postulato di Euclide il seguente : “Ogni retta  s  passante per il punto P incontra sempre...